Un Collant sul viso

Workshop di improvvisazione teatrale

Un collant che schiaccia i tratti somatici e neutralizza la mimica quotidiana. Non è una provocazione estetica: è la forma contemporanea di una funzione arcaica. Il Phersu etrusco dava un volto a ciò che non si poteva guardare. Il πρόσωπον greco educava i cittadini mostrando ciò che il volto nudo non avrebbe mai potuto mostrare. La maschera non è mai servita a nascondere. È sempre servita a rendere visibile l’invisibile.

Togliendo il volto sociale e il controllo della micro-mimica, occorre spostare l’energia altrove: verso il corpo, la relazione, l’ascolto. Ritornando a quella dimensione pre-testuale che ha dato vita alla Commedia dell’Arte, dove la chiarezza non veniva dalle parole ma dal ritmo, dalla postura, dal conflitto scenico. Poiché il volto è neutralizzato, l’intenzione deve passare attraverso il gesto. L’azione diventa leggibile, trasparente, necessaria.

Il collant funziona all’inizio come scudo, esattamente come la persona nell’Atellana romana: proteggeva il cittadino dall’infamia, gli permetteva di essere altro senza perdere se stesso. Nel workshop, quella protezione libera l’attore dal presidio del proprio volto sociale e, insieme, dal presidio del copione. Senza volto e senza testo, nel tempo reale dell’improvvisazione, non resta altro a cui aggrapparsi tranne ciò che si è davvero.


Rispondi